Sommario
- Il modello "Antares". Fucile automatico standard cal. 12, p. 2;
- Il modello "Argus". Fucile automatico superleggero cal. 12, p. 4;
- Il modello "Altair". Fucile automatico "Quick-Choke" cal. 12, p. 6;
- Il modello "Aries". Fucile automatico Magnum cal. 12, p. 8;
- Il modello "Pegasus". Fucile automatico standard cal. 20, p. 12;
- Il modello "Vega". Fucile automatico "Quick-Choke" cal. 20, p. 13;
- Il modello "Taurus". Fucile automatico Magnum cal 20, p. 14;
- Il modello "Sirio". Fucile sovrapposto monogrillo, p. 17;
- La doppietta "Gemini". Fucile di lusso a due canne cal. 12 per caccia e tiro, p. 18.
<p>La realizzazione del cannone campale <strong>75/27</strong> rappresenta per la Vickers Terni un momento fondamentale, poiché la società ha completato da poco l'edificazione degli Stabilimenti meccanici spezzini e si ritrova a gestire le prime grandi commesse per lo Stato Italiano.</p>
<p>E' nel 1912 che il Ministero della Guerra commissiona alla <strong>Vickers Terni </strong>una grande fornitura di cannoni da campagna da 75 mm mod. 1911, di disegno francese (<em>Compagnie des Forges de Chatillonm, Commentry et Neuves Maisons</em>), ideati dal colonnello <strong>Joseph Albert Déport</strong>. Questo pezzo, che originariamente avrebbe dovuto equipaggiare circa 140 Batterie formate da materiali obsoleti, fu prodotto dal consorzio di 27 ditte italiane presieduto dalla Vickers Terni e dalla Società Acciaierie di Terni, ma la sua produzione venne rallentata dai ritardi nell'invio dei disegni tecnici da parte francese e dalla difficoltà nel trovare omogeneità tra le attrezzature delle varie aziende. La consegna scalò dall'ottobre 1913 alla fine dell'anno successivo, e, nel 1915, con l'entrata ufficiale dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale, il Regio Esercito aveva a disposizione i suoi cannoni.</p>
<p>Gli Stabilimenti spezzini della Vickers Terni produssero un totale di 1400 cannoni, per lo più destinati allo Stato Italiano, anche se, dopo la fine della guerra alcune batterie vennero cedute a Polonia e Spagna. Sebbene il modello Deport non fu l'unico esemplare di cannone da 75 utilizzato durante il conflitto (la maggior parte delle batterie campestri utilizzavano il cannone KRUPP), questo si rivelò fin da subito un'arma ottima, specie se rapportata al corrispondente da 8 cm M5/8 dell'artiglieria austro-ungarica. A garantire il suo successo furono sicuramente l'affusto a doppia coda ed il meccanismo di alzo e brandeggio, che consentivano un elevato settore di tiro in elevazione e in direzione, in modo da rendere il cannone utile nel tiro contraerei di sbarramento e nel tiro arcuato contro obiettivi più lontani, similmente a come agiva un obice. </p>
<p><span><span><span><span><span>Il cannone navale da 381 mm viene realizzato agli arbori della storia aziendale, quando la Vickers Terni venne incaricata della costruzione di artiglierie di grosso calibro per le divisioni navali della Regia Marina. Le prime commesse in realtà riguardavano i 305/46 mod. 1909 di tipo Vickers-Armstrong, per equipaggiare la Cavour, la Leonardo Da Vinci e l’Andrea Doria, ma i favorevoli risultati ottenuti spinsero l’azienda spezzina ad accettare l’incarico di costruire nuovi pezzi di calibro ancora superiore, ovvero i <b>381/40</b>. All’epoca questo cannone era considerato il più potente su scala mondiale ed era usato dalla Royal Navye e dalla Kaiserliche Marine, ragion per cui anche la Regia Marina nel 1913 spinse per la sua messa in produzione, destinando i pezzi ad armare le navi da battaglia della divisione “Caracciolo”. </span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span>Il cannone 381/40 venne realizzato in tre diversi modelli dalle aziende Armstrong, Vickers Terni e Ansaldo, che portarono a compimento rispettivamente il cannone Elswick mod. A, il Vickers Mark “A” e il modello Schneider-Ansaldo. I primi due sono del tipo con cerchiatura a nastro d’acciaio, mentre il modello Ansaldo è un monoblocco. </span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span>La costruzione di un pezzo d’artiglieria così imponente non è semplice: la lunghezza della canna viene fissata a 40 calibri per via delle difficoltà di realizzazione, ma il progetto originario prevedeva 45 calibri. </span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span>Il primo esemplare compiuto è proprio quello della Vickers Terni che viene testato nel poligono di tiro della Marina nel 1914.</span></span></span></span></span></p>
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<p><span><span><span><span><span>Negli anni 50’, per far fronte alle richieste della Marina Militare Italiana, l’<strong>OTO Melara S.P.A</strong>. iniziò a lavorare ad alcuni programmi nel campo delle artiglierie navali che avrebbero cambiato la storia della società, proiettandola nelle aziende leader su scala mondiale nel campo delle artiglierie navali. Uno di questi, era il progetto del complesso binato navale sovrapposto da 76/62: un nuovo sistema dual-purpose (AA/Asu) destinato ad equipaggiare i 4 cacciatorpediniere della classe <i>Centauro</i>. La Marina Militare Italiana aveva richiesto infatti un’arma capace non solo di opporsi alla minaccia aerea, ma anche in grado di sparare ad un ritmo di tiro di almeno 60 colpi/minuto e di sviluppare un’azione a fuoco ininterrotta di una durata non inferiore ai 10-15 secondi e con una portata utile di almeno 10 km. Mentre la Marina procedeva nello sviluppo della balistica interna ed esterna, la progettazione delle armi fu affidata a due aziende concorrenti: la SMP (Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli), che realizzò l’omonima torre singola su indicazioni dell’ingegnere Raimondo Palmas e l’OTO Melara, dove sotto la guida di <strong>Renato De Leonardis</strong>, assistito da <strong>Camillo Corradi</strong> e <strong>Sergio Ricci</strong>, si costruirono il cannone binato da 76/62 e quello singolo denominato <b>76/62 MMI.</b> </span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span>Questo modello ad affusto singolo adottava lo stesso meccanismo a bracci oscillanti della torre binata per quanto riguarda il sistema di caricamento, ma con un’importante differenza, ovvero l’aggiunta, nel deposito munizioni di una giostrina contenente 43 cartucce in grado di consentire raffiche di spari continuative sino a un massimo di 64 colpi senza intervento di serventi per il caricamento. La sua affidabilità lo rese un prodotto d’eccellenza per i tempi. Ne vennero realizzati 82 esemplari, tutti per conto della Marina Militare Italiana, tra la fine degli anni 50’ e la prima metà degli anni 60’.</span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span>Alcune soluzioni costruttive originali del 76/62 MMI troveranno applicazione nei successivi modelli sviluppati da OTO Melara, come il 76/62 Compatto e il 76/62 Super Rapido. </span></span></span></span></span></p>
<p>É un cannone navale progettato da <strong>Ansaldo </strong>e <strong>Odero Terni Orlando </strong>nel periodo tra le due guerre, sulla base di un cannone che il Regno d'Italia ottenne nell'insieme delle navi e degli armamenti corrisposti dall'Impero austro-ungarico in seguito alla conclusione della Prima Guerra Mondiale. Come parte dell'indennizzo di guerra all'Italia arrivarono 2 incrociatori leggeri Helgoland e 4 cacciatorpediniere di classe Tàtra. Proprio queste ultime sono equipaggiate con cannoni <strong>Skoda K10</strong> da 100 mm dalle ottime prestazioni. Su impulso della Regia Marina, gli Stabilimenti spezzini iniziano a lavorare per produrre una copia. In un primo momento si farà un tentativo con il 100/47 mod. 1924 che, a differenza dell'originale Skoda, era costituito da un impianto binato. Da quel modello verranno sviluppate altre versioni migliorate, sino al 1937, quando viene progettato il cannone più efficace, costruito concretamente l'anno successivo e idoneo a sostituire i pezzi da 100/47 mod. 1931 che equipaggiavano le nuove torpediniere italiane di tipo PN, ma che non si erano rivelati soddisfacenti. </p>
<p>Il <strong>100/47 mod. 1937</strong> tiene conto di tutte le esperienze fatte con i modelli precedenti ed è stato studiato per l'imbarco sui sommergibili (Glauco, Marcello, Cappellini, Liuzzi, Marconi, Cagni, Sirena, Perla, Adua, Argo, Acciaio, Flutto, Foca e Brin) su unità minori, come alcune navi ausiliarie e su unità maggiori come le nuove torpediniere del tipo PN. Rispetto al mod. 1931, già con la versione successiva del 1935 la Odero Terni Orlando era riuscita a superare il limite dell'alzo, che da 45° era aumentato a 60°, garantendo così anche la difesa contraerea che costituiva una impellente necessità per le navi da guerra. Il mod. 1937 aggiunge al precedente uno scudo più ampio, e viene imbarcato sulle torpediniere delle classi "Spica", "Orsa", "Ariete", "Animoso" e sulle corvette della classe "Gabbiano". </p>
Sommario
- Che cos'è la Breda, p. 1;
- Il modello "Antares" - Fucile automatico standard cal. 12, p. 4;
- Il modello "Altair" - Fucile automatico "Quick-Choke" cal. 12, p. 6;
- Il modello "Aries" - Fucile automatico Magnum cal. 12, p. 8;
- Il modello "Argus" - Fucile automatico superleggero cal. 12, p. 10;
- Il modello "Pegasus" - Fucile automatico standard cal. 20, p. 14;
- Il modello "Vega" - Fucile automatico "Quick-Choke" cal. 20, p. 15;
- Il modello "Taurus" - Fucile automatico Magnum cal. 20;
- Il modello "Sirio" - Fucile sovrapposto monogrillo, p. 18;
- La doppietta "Gemini" - Fucile di lusso a due canne cal. 12 per caccia e tiro, p. 20.